Militisse - Almagesto Smeraldo

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Militisse

Battaglioni
Ordine Militisse Rosa del Graal
 


Antiquus Mistycus Ordo
Militisse della Rosa del Graal
Almagestorum



Questa sacra milizia è al femminile e si rifà a quelle donne che hanno dimostrato il loro valore, mai inferiore agli uomini; talune di queste hanno retto feudi, armato cavalieri e persino re; oltre a queste gesta, esse hanno uno specifico scopo spirituale, che fa di esse appartenenti ad una Sacra Milizia.

"... in su la torre altissima Angolare
sovra tutti Clorinda eccelsa appare.
A costei la faretra e 'l grave incarco
de l'acute quadrella al tergo pende.
Ella già ne le mani ha preso l'arco,
e già lo stral v'ha su la corde e 'l tende;
e desiosa di ferire, al varco
la bella arciera i suoi nemici attende"
(Gerusalemme liberata - T.Tasso - cap. XI 27-28)

Nel corso del Medioevo fu in uso il titolo di "cavaliera" (equitissa, militissa o militis uxor) di cui poteva fregiarsi la donna che sposava un cavaliere. Similmente erano dette "cavaliere" (al femminile plurale) le donne sposate ad un "non cavaliere", alle quali fosse concesso un feudo. In questo caso l'attribuzione della qualifica cavalleresca era essenziale affinché esse potessero detenere il feudo legalmente (si trattava di situazioni certo non frequenti ma esempi se ne trovano fin dal XII secolo). In entrambi i casi suddetti il titolo di "equitissa" aveva però un valore meramente onorifico o giuridico e non implicava necessariamente iniziazione ed investitura. Si ricorda il caso di Ermangarde de Toisy (XIII sec.) il cui marito non fu mai cavaliere. Di contenuto sostanzialmente diverso le confraternite cavalleresche femminili quali l'Ordine di Santa Genoveffa (Ordine fondato nel 1353 o 1358, si dice che la stessa Giovanna d'Arco ne avrebbe fatto parte, Santa Genoveffa (Geneviève) è la Santa Patrona della città di Parigi.), le cui affiliate erano sottoposte ad un periodo di probazione, rimanevano vergini e ricevevano la vestizione con la consegna della spada. In questi casi si trattava di donne che consacravano loro stesse ad un ideale di vita; le fonti a nostra disposizione non ci dicono se tale scelta includesse anche l'uso concreto delle armi o se l'attività svolta avesse una valenza assistenziale e caritativa (comunque non meno importante e meritevole). Il Conte Raimondo Berengario IV di Barcellona che costituì per loro l'Ordine delle Dame della Scure, riservando ad esse numerosi privilegi quali la precedenza sugli uomini in ogni cerimonia, l'esenzione dalle tasse oltre a diritti patrimoniali di vario genere sui beni dei mariti, in onore della vittoria ottenuta sui saraceni dalle sole donne, che subentrarono ai mariti invalidi. Il cronista 'Imàd ad-din (1125-1201), che fu segretario di Norandino e di Saladino, riferisce espressamente: "… Tra i Franchi vi sono infatti delle donne cavaliere, con corazze ed elmi, vestite in abito virile, che uscivano a battaglia nel fitto della mischia, e agivano come gli uomini d'intelletto, di tenere donne che erano, ritenendo tutto ciò un'opera pia…. Il giorno della battaglia spuntò di loro più di una donna, che si modellava sui cavalieri ed aveva virile durezza nonostante la debolezza (del suo sesso) di null'altro rivestite che di cotte di maglia, non furon riconosciute"; molte di queste donne soccombettero negli scontri altre, catturate, come narra il cronista "… furono scoperte e vendute come schiave". Notizie identiche sono riportate da Ibn al-athìr (1160-1233) che così ci racconta "… (i Franchi) si raccolsero in gran numero, fino alle donne: c'era infatti con loro ad Acri un certo numero di donne, che sfidavano a singolar tenzone i cavalieri nemici…" ed ancora, parlando di alcuni cavalieri Franchi uccisi e catturati nel corso di uno scontro: "… tra i prigionieri ci furono tre donne franche, che combattevano a cavallo, e catturate e tolta loro l'armatura furono riconosciute per donne" Che dire poi della regina inglese Sexburga: "...né alla donna mancava lo spirito per assumersi i compiti del governo: metteva in piedi nuovi eserciti, teneva nell'obbedienza i vecchi, governava con clemenza i sudditi, usava un cipiglio minaccioso verso i nemici, insomma faceva tutto in modo tale che non la si poteva distinguere in nulla da un uomo, se non per il sesso".

"Imponente è l'assalto, impetuosa la carica,
e sia dentro che fuori muoiono tra i supplizi.
Ci sono lì le dame, a maniche ravvolte,
e non ce n'è una sola che non si sia degnata
di raccorciar la gonna fin sotto le ginocchia.
Tutte portano acqua - fu questa grande astuzia -
e alcune hanno riempito la manica di pietre.
Ognuna alza la voce quanto può per gridare:
Chi ha bisogno di acqua, per Dio, che ce lo dica!
Ne avrà ben volentieri nel nome di Maria."

Le poesie da: La Chanson de Jerusalem che, assieme a Les Chétifs ed a La Canzone di Antiochia, formano il nucleo più antico del cosiddetto "Primo ciclo della crociata"


 
 
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